Perchè buongustai non si nasce, ma si diventa
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Il dopo Brunello

E’ veramente strano e buffo osservare come i giornalisti enogastronomici (inclusi i grandi critici Usa) si
muovano, tranne rare eccezioni, come greggi di pecore: accorpandosi nel redigere i propri giudizi ai loro colleghi, pronto ad esaltare quando tutti esaltano, fulmineo nello stroncare quando tutti stroncano.
Capita così che, per lungo tempo, il Brunello sia stato descritto come uno dei migliori vini al mondo, uno dei fiori all’occhiello dell’enologia italiana. Bastava parlare di Montalcino e si lodava e decantava praticamente
tutto: la poesia dei vigneti, la passione dei vignaioli per un territorio, la ricerca della qualità
portata all’esasperazione. Poi tutto di un tratto, ( forse per un caso ) in coincidenza con le ormai note vicende giudiziarie di Velenopoli ( dovuta all’inchiesta giornalistica del giornale Espresso ) , il Brunello è passato dal ruolo di principessa del regno enologico a serva della gleba ripudiata e maltrattata.

Ed i critici enogastronomici e altri esperti di settore non hanno perso tempo: chi ha preso da subito le distanze sulla vicenda e sul Brunello più nel dettaglio, chi ha esordito con la fatidica frase “ma io ve l’avevo detto!”, chi invece ha preso ha cominciato a tirare “frecciatine avvelenate” per rincarrare la dose, mentre fino a pochi mesi prima osannava i vari produttori.

Detto tutto questo e premesso che ognuno è libero di esprimere la propria opinione ( siamo in un paese ancora libero e democratico, ci mancherebbe ), ma viene spontaneo chiedersi : “perché si siano svegliati tutti adesso ?

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