ANNO 0 : una storia dalle ande agli appennini

La storia italiana è ricca di emigranti che hanno fortuna all’estero lasciando il paese d’ordigine pre sempre. Ci sono invece rari casi dove il richiamo della terra predomina su tutto. E’ la storia della famiglia Cartellone, famiglia italiana emigrata in Argentina ai primi del ‘900 dalla Sicilia, che quasi dopo un secolo ha fortemente voluto far rientro in Italia per produrre vino. I discendenti dei Cartellone hanno deciso di insediarsi nell’Arentino, più precisamente a Civitella in Val di Chiana acquistando nel 2005 l’azienda Camperchi con i suoi 146 ettari di cui 24 a vigneto. La zona, pur essendo in una delle regioni più enologicamente sviluppate, è situata in una porzione della Toscana ancora sorprendentemente sconosciuta per la produzione di grandi vini, Una sfida nella sfida quindi.
Grazie alle vaste superfici boschive che cingono i vigneti proteggendoli non solo dagli agenti esterni, ma anche regolando temperature e venti, si è sviluppata intorno all’azienda un vero e proprio microclima dove Sangiovese e varietà internazionali crescono nelle migliori condizioni.
La filosofia dei Camperchi è semplice : per fare a un buon vino è necessario utilizzare solo l’uva migliore. Obbiettivo che l’azienda realizza proprio con la lavorazione delle uve raccolte manualmente a cui segue una cernita scrupolosamente effettuata a mano dei singoli acini. La fermentazione nelle vasche di cemento avviuene separatamente per singono vigneto a cui seguono affinamenti in acciao, botti e barrique. Ma la descrizione del processo produttivo non riesce appieno a descrivere la filofosia della famiglia Cartellone. Invece qualcosa in più si percepisce leggendo l’etichetta del primo vino prodotto : Anno 0, una sorta di incipit, del volersi presentare al pubblico in tutta la sua schiettezza e sincerità, quasia voler dire “ecco come stiamo lavorando”. Con la vendemmia 2007 diventerà “Pietraviva” D.O.C, in omaggio al territorio dove viene prodotto, per dimostrare che anche questa sconosciuta area della Toscana è in grado di dare “buoni frutti”.
Noi lo abbiamo assaggiato nell’edizione 2006 scoprendolo al naso molto tipico con frutti rossi che virano fino alla marmellata di more. L’assaggio è ben scandito, conponendosi di acidità e polposità, dove tannini e presenze legnose sono fusi in buon contesto. Molto buona la persistenza nel medio finale.
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