Category — Degustazioni
Astraio : Il Viognier maremmano

Eccoci alla seconda tasting list di Francesco Zonin. Questa volta ci è stato proposto l’Astraio della Tenuta Rocca Di Montemassi.
Ci troviamo in piena Maremma con un vitigno decisamente nuove per queste zone : Il Viognier, originario della valle del Rodano.
Alla vista si presenta di un splendido giallo paglierino. Al naso è inizialmente timido, chiuso, ma Lasciato riposare ed ossiginare il dovuto si mostra in tutta la sua suadenza regalandosplendide note tropicali a cui si accompagna un nettissimo profumo di pera. In bocca la progressione aumenta con un ottima mineralità e sapidità . Molto buona la beva che invita (sopratutto in queste calde sere d’estate ) a riassaggiarlo ogni volta. Ritroviamo al palato note esotiche con frutti a pasta bianca (pesca e pera).
Noi l’abbiamo abbinato ad una Galinella di mare fatta “all’acqua pazza”. Mai scelta più azzeccata.
agosto 3, 2009 4 Comments
Perrier-Jouet Belle Epoque

La prestigiosa Maison Perrier-Jouët ha indubbiamente un pregio ormai consolidato da molti decenni di indiscutibili successi : la creazione stilistica di una tra le più affascinanti bottiglie mai viste.
L’eleganza di questa bottiglia ha infatti tracciato e segnato un epoca da quando, nel 1969, l’artista Emile Gallè la decorò con uno stile arabesco di anemoni bianchi. Un disegno in purò stile Art Nouveau che ha trovato nel corso degli anni l’ideale compagno di viaggio nelle bollicine più prestigiose della maison francese.
La cuvée Belle Epoque continua ad essere l’incarnazione di un modello perfetto di eleganza e raffinatezza. Un esercizio di creazione dedicato al piacere. L’unione tra la storia di una Maison fondata quasi due secoli fa nel 1811 nel cuore della Champagne, e un terroir praticamente perfetto: 65 ettari classificati al 99,2% nella scala dei Cru champenois. Un matrimonio inscindibile che resiste spiritualmente anche ben oltre il fatidico momento della stappatura. Ad appage tutti e cinque i sensi concorre un millesimo straordinario come questa Belle Epoque.
Lo Champagne sfodera subito freschezza seducente all’aroma, per poi concedere al palato una richezza e una morbidezza innate. Il perlage è propozionato, colore giallo paglerino con riflessi verdi. Il naso è fresco di agrumosità e note saline, che verso la finale diventano più spesse grazie ai lieviti. Bocca fresca di pompelmo candito, che ripercorre il naso su toni più tenui ed eleganti.
giugno 19, 2009 No Comments
ANNO 0 : una storia dalle ande agli appennini

La storia italiana è ricca di emigranti che hanno fortuna all’estero lasciando il paese d’ordigine pre sempre. Ci sono invece rari casi dove il richiamo della terra predomina su tutto. E’ la storia della famiglia Cartellone, famiglia italiana emigrata in Argentina ai primi del ‘900 dalla Sicilia, che quasi dopo un secolo ha fortemente voluto far rientro in Italia per produrre vino. I discendenti dei Cartellone hanno deciso di insediarsi nell’Arentino, più precisamente a Civitella in Val di Chiana acquistando nel 2005 l’azienda Camperchi con i suoi 146 ettari di cui 24 a vigneto. La zona, pur essendo in una delle regioni più enologicamente sviluppate, è situata in una porzione della Toscana ancora sorprendentemente sconosciuta per la produzione di grandi vini, Una sfida nella sfida quindi.
Grazie alle vaste superfici boschive che cingono i vigneti proteggendoli non solo dagli agenti esterni, ma anche regolando temperature e venti, si è sviluppata intorno all’azienda un vero e proprio microclima dove Sangiovese e varietà internazionali crescono nelle migliori condizioni.
La filosofia dei Camperchi è semplice : per fare a un buon vino è necessario utilizzare solo l’uva migliore. Obbiettivo che l’azienda realizza proprio con la lavorazione delle uve raccolte manualmente a cui segue una cernita scrupolosamente effettuata a mano dei singoli acini. La fermentazione nelle vasche di cemento avviuene separatamente per singono vigneto a cui seguono affinamenti in acciao, botti e barrique. Ma la descrizione del processo produttivo non riesce appieno a descrivere la filofosia della famiglia Cartellone. Invece qualcosa in più si percepisce leggendo l’etichetta del primo vino prodotto : Anno 0, una sorta di incipit, del volersi presentare al pubblico in tutta la sua schiettezza e sincerità, quasia voler dire “ecco come stiamo lavorando”. Con la vendemmia 2007 diventerà “Pietraviva” D.O.C, in omaggio al territorio dove viene prodotto, per dimostrare che anche questa sconosciuta area della Toscana è in grado di dare “buoni frutti”.
Noi lo abbiamo assaggiato nell’edizione 2006 scoprendolo al naso molto tipico con frutti rossi che virano fino alla marmellata di more. L’assaggio è ben scandito, conponendosi di acidità e polposità, dove tannini e presenze legnose sono fusi in buon contesto. Molto buona la persistenza nel medio finale.
giugno 12, 2009 No Comments
La Carraia – Fobiano 2002

Quando uscì la prima annata del Fobiano – era il 1995 – furono in molti a sorprendersi della raffinata eleganza di un taglio bordolese ( Merlot 70%, Cabernet Sauvignon 30% ) decisamente inconsueto in un territorio dominato dai bianchi. Quello che colpisce di questo vino è la sua struttura che offre una buona longevità al vino. Ancora oggi, il Merlot e il Cabernet Sauvignon provengono dal podere “San Valentino”, magnifica terrazza umbra protesa verso il sole e dal magico impasto vulcanico .
Dal colore rosso rubino impenetrabile, con sfumature molto vivaci, al naso è di grande intensità ed eleganza. Esprime un’inziale ampiezza formata da note di frutta rossa matura come ribes, mora, marasca, fuse perfettamente a un pot-pourri di erbe aromatiche, sentori balsamici e di pino mista a sudenti note di vaniglia. Al gusto esprime una struttura potente, una trama setosa e fitta, e un’avvolgenza notevole. La morbidezza è leggermente mascherata dalla” dolce” tannicità presente. Piacevole il finale che denota una rispondenza perfetta con il fruttato riscontrato all’olfatto.
Da abbinare sicuramente a secondi di carnaggione e selvaggina. Formaggi a pasta grassa e mediamente stagionati.
Per assaggiarlo puoi acquistarlo direttamente online presso l’enoteca Di Leva
giugno 9, 2009 No Comments
Auchentoshan, tre volte Whisky.

Del bruppo Bowmore, che non ha bisogno di presentazioni, fa parte anche Auchentoshan, distelleria fondata nel 1823 nel Dunbartonshire. Si trova proprio in quel luogo cariuco di storia conosciuto come la port della Scozia, sul fiume Clyde. Piccola ma di forte tradizione Auchentoshan è l’unica ad utilizzare la tripla distillazione, che dona al whisky di malto armonia, finezza e freschezza. L’assenza di torba gli conferisce una spiccata eleganza.
La distilleria fu costruita nel 1823 e, a causa dell’espansione di Glasgow, si trova ora alle porte della città. E’ rimasta l’unica distilleria che, fedele alla tradizione delle Lowlands, la parte più meridionale della Scozia, distilla ancora tre volte. La distilleria ha cambiato proprietà varie volte fino ad essere acquisita, nel 1960 dalla Morrison Bowmore Ltd che ha dato un notevole impulso all’azienda.
La selezione Three Wood si presenta alla vista di un aristocratico color scuro. Al naso ci pervade con malto, frutta e noce, poi caramella bruciata, frutti rossi e uno spiccato profumo di prugna e sherry. Il corpo è ricco e morbido con un sapore molto virato sulle tonalità delle sherry con un certo fruttaot morbido e dolce nel centro e un’asciutezza di malto al di sotto. Finale secco con ricodi di frutta all’uva sultanina.
maggio 24, 2009 No Comments
Prosecco “Le vigne di Alice”

Alla vista si presenta di un bel color paglierino scarico, con una lieve spuma e perlage persinstente. Al naso spuntano delicate note di mela verde, frutti tropicali con un ananas in buona evidenza. Sul finale affiorano llievi e soffici ricordi di pera. Buona la pesrists Al gusto si avverte la sua buona vena acida, con le bollicine che accarezzano il palato. Abbastanza persistente. Abbastanza persistente, ruffiano a tal punto che spinge subito ad un nuovo assaggio. Un buon prodotto considereando che in enoteca è possibile trovarlo tra gli 8-10 Euro.
Noi l’abbiamo abbinato a tagliatelle con scampi e devo dire che ha fatto la sua bella figura.
aprile 4, 2009 No Comments
Primitivo di Manduria Altemura di Altemura

Finalmente ho avuto l’occasione di poter degustare la bottiglia arrivata in occasione della prima Tasting List. Francesco ci ha voluto regalare una vera chicca in anteprima assoluta, in quanto, al momento (Ndr che sto scrivendo) questo Primitivo di Manduria della Masseria Altemura non è ancora presente in enoteca.
Il vino è arrivato qualche giorno fa e l’impazienza di aprirlo immediatamente è stata molto forte, ma occorreva avere l’occasione giusta, che si è presentata giusto questa sera con un abbinamento degno di nota: Tagaliata all’aceto balsamico. Ma veniamo alla nostra etichetta.
Versato nel bicchiere si presenta di rosso rubino cupo, quasi impenetrabile. Il naso è una progressione, non ha profumi intensi e volatili. Questo Primitivo gioca piuttosto sulla lunghezza. All’inizio si scoprono inaspettate note ferrose e netti richiami terrosi a cui pian piano seguono profumi di lichi e frutti di bosco in confettura. La bocca è decisamente una vera sorpresa.
Abituato a vini della stessa tipologia paragonabili ad un puledro scatenato in bocca, qui troviamo invece una cavallo addomesticato e ben educato. Una rotondità e cremosità senza euguali per la tipologia. Il legno è completamente integrato, ha fatto esattamente il suo dovere riuscendo a mimetizzarsi completamente. Ottima l’equilibrio tra tutte le componenti. Chiusura con una buona corripondenza al naso e finale alla liquirizia.
Ribadisco che è un vino che mi ha sorpreso molto considerando che mi sono sempre imbatutto con Primitivi di Manduria abbastanza indomabili sopratutto nel tannino anche dopo molti anni di riposo in bottiglia. Molto godibile. A trovargli qualche difetto avrei voluto forse un pò più di intensità nei profumi e qualche sfumatura in più. Giudizio comunuqe finale più che positivo.
febbraio 26, 2009 5 Comments
Tasting List Zonin : si parte
Oggi apprendo dal Blog di Francesco Zonin che la Tasting List di cui facciamo parte è partita. Oggi sono state spedite le prime bottiglie di Altemura di Altemura, Primitivo di Manduria, 2006, neonato della tenuta pugliese. Le bottiglie son state spedite con gli imballi speciali EWSP . Attendiamo con ansia il primo campione per provarlo e scrivervi in merito.
febbraio 20, 2009 No Comments
Champagne made in UK

Si parla tanto dei cambiamenti climatici che potrebbero far spostare le zone vinicole sempre più a nord. Uno di questi casi emblematici è la Champagne che forse in futuro la troveremo in Oltremanica. Forse questo giorno non è così tanto lontano perchè arriva il primo vino di ispirazione e tradizione champenoise made in UK.
Nel 1988 due coniugi americani, ma trapiantati nel West Sussex a sud di Londra piantano Pinot Noir, Meunier e Chardonnay in circa 14 ettari. D’altronde il terreno è gessoso e il clima è abbastanza simile a quello della Champagne. L’idea dopotutto non era tanto folle. Perchè non provare a far nascere uno spumante che avesse delle caratteristiche simili ai migliori Champagne. Dopo tanta tenacia e caparbietà viene alla luce nel 1992 il primo vino spumante prodotto con il metodo classico.
L’azienda così comincia a divenire un ogetto interessante e nel 2006 l’appassionato di vino Eric Heerema acquista in toto la tenuta della Nytimber e le imprime una marcata ed ulteriore svolta qulitativa. Due le Cuvée prodotte, tutte millesimate : Blanc de Blanc e Classic Cuvée. Quest’ultima con la vendemmia 2001 è nata dall’assemblaggio delle tre varietà : 43% Chardonnay e la rimanenza in parti uguali per i Pinot.
Il Classic Cuvèe si propone con naso piuttosto tipico, ancorché semplice, che evolve verso note di salamoia. Al palato questo vino è agrumato su un fondo di frutta matura, profondo e slanciato da un’acidità importante di impronta granulodsa che porta verso una mineralità peitrosa. Finale quasi sapido e di buona lunghezza.
Sicuramente interessante per la provenienza. Magari fateci un pensierino. Lo trovate in vendita online presso Brerry Broos & Rudd.
gennaio 31, 2009 No Comments
Jermann Vinnae 2007

Silvio Jermann è un vero cult per gli appassionati. Già leggendo i nomi delle sue etichette più famose, si può immaginare quale fantasia e immaginazione pervada questo vignaiolo senz’altro più a suo agio con i vini di fantasia che con quelli classici monovarietali.
Gli Jermann, arrivati in Friuli, a Villanova di Farra, nel 1881 dall’Austria, furono inizialmente dei semplici mezzadri, poi proprietari terrieri finché, soalmente verso l’inizio del secolo scorso, il vino divenne l’oggetto principale del loro lavoro e sopratutto della loro vita . Erano contadini, tutti d’un pezzo, di quelli che non vogliono sentir debolezze né cambiare una virgola nella tradizione, ma Silvio che nel 1968 era a Conegliano alla scuola del vino, ebbe, come tutti, volontà di contestazione, ma anche comprensione del diverso e capacità di autonomia. Ritornò con l’ansia giovanile di cambiare tutto. Inevitabilmente ci furono scontri durissimmi che portano ad un’immancabile rotturacon il padre. Così Silvio emigrò oltreoceano facendosi le ossa nelle cantine di mezzo mondo, studiando ed imparando tanto, ma da instancabile sognatore dopo alcuni anni ritornò alle sue terre d’origine iniziando a sperimentare sulle proprie vigne e sulla proria pelle.
Sivio voleva riuscire ad estrarre non soltanto un vino moderno, perché la modernità tutto appiattisce, ma un prodotto che esprimesse, perfettamente, un gusto che ancora si doveva formare. La sua idea era la differenziazione spinta al limite tra i vini e personalizzazione oltre ogni modo per estrarre la tipicità da ogni sua etichetta. La stessa scelta dei legni è funzione del prodotto: dalle barrique di legno francese del Dreams ai fusti da 750 litri in rovere di Slavonia de Capo Martino, al legno francese da 250 e 500 litri del Pignacolusse.
novembre 7, 2008 No Comments