Perchè buongustai non si nasce, ma si diventa

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Il Leone di Carpineto per l’Africa

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Oggi mi piace raccontarvi questa storia.
Il tutto parte da un monumento della natura di ben 500 anni denominato il Leone di Carpineto, un secolare olivo delle splendide colline molisane che con estrema generosità continua a produrre ancora oggi delle olive eccezionali.

Quest’anno, Francesco Travaglini dell’azienda Parco dei Buoi , ha decisono di molire separatamente i 200kg di olive ottenendo cira 20 litri d’extravergine che hanno prodotto 80 bottiglie da 25cl.

Francesco ha ben pensato che la generosità di quest’olivo dovesse essere premiata ed ha messo in “vendita” ( non c’è un prezzo definito, ma ci simette alla generosità delle persone ) tutte le bottiglie prodotte per un scopo ben preciso : l’intero ricavato andrà a finanziare l’acquisto di libri nella scuola media di un villaggio Alloum del Togo dove studiano una cinquantina di ragazzi.

Noi senza pensarci due volte ne abbiamo subito prenotate alcune e speriamo che anche voi, prendendo spunto da questo post, acquistiate almeno una bottiglia di questo magnifico olio  per una giusta causa.

Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Francesco l’anno scorso in occasione del FOODCAMP e devo dire che è una persona dal cuore e dall’animo d’oro, e questa iniziativa, non fa altro che rimarcare quanto l’amore per la terra, i sacrifici nel coltivarl,  sia sempre fonte ispiratrice di altrettanti atti d’amore verso chi ha qualcosa meno di noi.

Altri ringranziamenti vanno a Cristina Galasso per  la bella etichetta di cui si sono fregiate le bottiglie .
Apro una parentesi di servizio Sperando che Cristina ci legga.  Dato che è una timida, ma bravisisma produttrice, vorrei sapere dove poter acquistare il suo fantastico Cerasuolo.

marzo 8, 2009   6 Comments

Sotto il segno della patata

ISotto forma di bastoncini fritti ad accompagnare hamburger e Coca Cola il Solanum tuberosum, ovvero la patata, è ormai il simbolo, amato od odiato, della globalizzazione. Un bel cambiamneto da quando arrivò in Europa, nel XVI secolo, accolta con scetticismo e paura, accusata di essere velenosa, un frutto della terra demoniaco, buono solo per gli animali, e di causare la lebbra.

La riabiltazione definitiva è avvenuta nel 2008  dichiarato “anno internazionale della patata” da parte delle Nazioni Unite.

L”obbiettivo è stato far conoscere i meriti ed il ruolo del tubero nell’alleviare i disagi legati alla povertà, migliorare l’alimentazione e promuovere lo sviluppo economico. Idea venutà al Perù, dove si producono decine di varietà, e adottata dalla FAO, l’egenzia dell’ONU per il cibo e l’agrixoltura.

Insomma tutti la vogliono, tutti la desiderano.  Oggi la patata viene coltivata in 100 stati, in zone temperate, tropicali e sub-tropicale, in montagna e pianura. Il fattore che limita la crescita è la temperatura: i tuberi si sviluppano male sotto i 10 e sopra i 30 gradi. Nel 2007 ne sono state prodotte nel mondo oltre 320 milioni di tonnellate. E per la prima volta ,  nel 2005,  la produzione e il consumo di patate nei paesi in via di sviluppo hanno superato quelli del mondo sviluppato. Il maggior produttore è oggi la Cina, dove fino a qualche decennio fa il tubero non era quasi preso in considerzione, pure in presenza di gravi problemi di alimentari per la popolazione.

Meno del 50% delle patate coltivate nel mondo va a finire in pentola, fritte bollite o sotto forma di purè.  Più della metà è destinata a diventare ingredienti di prodotti alimentari, mangime per bovini, maili e polli, o viene lavorato per ottenere amido per l’industria. Infati la fecola, ricca di amido, serve nel settore alimentare per legare e addensare vari prodotti.  Mentre nell’Europa orientale e Scandinavia l’amido viuene usato per la fermentazione della vodka e dell’akavit.

Come alimento la patata ha la cattiva fama di far ingrassare. Contiene molto carboidrati, è vero, però è molto povera di grassi e ricca di vitamina C (contenuta principalmente nella buccia nella parte che le stà più vicina), vitamine del gruppo B e minerali cone il potassio, il fosforo, il magnesio. Esistono migliaia di varietà di questo tubero, ognuna con le sue caratteristiche, colore, dimensionu e usi culinari.

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La patata americana, chiamata anche patata dolce o batata, è il tubero prodotto da una pianta perenne, con steli rampicanti che possono raggiungere i tre metri di lunghezza, proveniente dall’America Centrale. Molto adatta per la prepazione di colci.
patata-yukon YUKON GOLDEN
Nata da un mix di patate  a pasta gialla, è  la qualià’ che dona al pu’ il sapore più ricco.
patata-russet-burbank RUSSET BURBANK
L’origine della varietà Russet Burbank, che contribuisce a circa il 40% della produzione totale degli Stati Uniti, risale al 1875, quando il botanico Luther Burbank selezionò una plantula dalla progenie originata da un frutto di patata. Gustosa, si usa generalmente bollita al forno ed al puré.
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Ottim l forno, con gsto di castagna.
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Patate di origine peruviane dal’insoita colorazone bluatra. Perfette per le insalate, al forno o bollite.

marzo 6, 2009   2 Comments

Primitivo di Manduria Altemura di Altemura

primitivo di manduria Altemura di Altemura

Finalmente ho avuto l’occasione di poter degustare la bottiglia arrivata in occasione della prima Tasting List.  Francesco ci ha voluto regalare una vera chicca in anteprima assoluta, in quanto,  al momento (Ndr che sto scrivendo)   questo Primitivo di Manduria della Masseria Altemura non è ancora presente in enoteca.

Il vino è arrivato qualche giorno fa e l’impazienza di aprirlo immediatamente è stata molto forte, ma occorreva avere l’occasione giusta, che si è presentata giusto questa sera con un abbinamento degno di nota: Tagaliata all’aceto balsamico. Ma veniamo alla nostra etichetta.

Versato nel bicchiere si presenta di rosso rubino cupo, quasi impenetrabile.  Il naso è una  progressione, non ha profumi intensi e volatili. Questo Primitivo gioca piuttosto  sulla lunghezza. All’inizio  si scoprono inaspettate  note ferrose e netti richiami terrosi a cui pian piano seguono profumi di lichi e frutti di bosco in confettura. La bocca è decisamente una vera sorpresa. :-) Abituato a vini della stessa tipologia paragonabili ad un puledro scatenato in bocca, qui troviamo invece una cavallo addomesticato e ben educato. Una rotondità e cremosità senza euguali per la tipologia.  Il legno è completamente integrato, ha fatto esattamente il suo dovere riuscendo a mimetizzarsi completamente.  Ottima l’equilibrio tra tutte le componenti. Chiusura con una buona corripondenza al naso e  finale alla liquirizia.

Ribadisco che è un vino che mi ha sorpreso molto considerando che mi sono sempre imbatutto con Primitivi di Manduria abbastanza indomabili sopratutto nel tannino anche dopo molti anni di riposo in bottiglia. Molto godibile. A trovargli qualche difetto avrei voluto forse un pò più di intensità nei profumi e qualche sfumatura in più. Giudizio comunuqe finale più che positivo.

febbraio 26, 2009   5 Comments

Tasting List Zonin : si parte

Oggi apprendo dal Blog di Francesco Zonin che la Tasting List di cui facciamo parte  è partita. Oggi sono state spedite le prime bottiglie di Altemura di Altemura, Primitivo di Manduria, 2006, neonato della tenuta pugliese. Le bottiglie son state spedite con gli imballi speciali EWSP . Attendiamo con ansia il primo campione per provarlo e scrivervi in merito.

febbraio 20, 2009   No Comments

I taralli di San Biagio

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Mia moglie ed io abbiamo la fortuna di abitare in campagana.
A far compagnia alla nostra casa ci sono ulivi di oltre 50 anni e splendidi vigneti di Montepulciano. Per arrivare a casa bisogna percorrere una piccola strada che fino a qualche tempo fa era ancora sterrata. In fondo alla stradina vi è una piccolissima chiesa che potrà contenere al massimo una ventina di fedeli compresi il parrocco. La chiesetta oggi è una ricostruzione integrale del 1972 di quella originaria tutta costruita in mattoni e risalente al XVIII secolo di cui purtroppo non rimane più alcuna traccia. La ricostruzione si rese necessaria poiché la chiesetta, ancora più piccola di quanto sia oggi, era divenuta pericolante e inagibile.  A vegliare la chiesa è stata posto un mezzo busto del Santo che in realtà è la riduzione della statua intera che non riuscì a passare attraverso la porticina molto piccola ed angusta che la chiesa aveva allora.

Per tutto l’anno la chiesa rimane chiusa sino al 3 febbraio quando apre le porte al suo Santo : San Biagio, protettore della gola. Secondo un’antica tradizione, vengono distribuite candele benedette da accendere per scongiurare le tempeste e come in altre località abruzzesi sono vive usanze rituali che prevedono l’imposizione sulla gola di due candele incrociate o l’unzione della gola con olio benedetto e la distribuzione ed il consumo dei famosi Taralli di San Biagio.

E così la piccola contrada dove abitiamo che per 364 giorni all’anno è sempre assonata e tranquilla per un giorno diviene un crocevia di una moltitudine di credenti che approfittando della santa messa e la benidizione della gola  si recano in fondo alla stradina per acquistare i famosi dolci Benedetti.

Ci son vari modi per prepararli.  Essenzialmente essito 3 varietà di Taralli:

** di pasta di pane con semi di anice
** di biscotto con lo zucchero sopra e semi di anice
** e di pasta morbida tipo brioches , sempre con i semi

Io preferisco decisamente la versione dolce che prevede le seguenti dosi

1 kg di farina
250 g di zucchero
2 tazzine di olio
7 uova
2 bustine di lievito
semi di anice

Per prima cosa si impasta la farina con lo zucchero a cui si aggiungono le due tazzine di olio. Amalgamate tutto per bene e sé serve aggiungete un pochino di latte in modo da rendere più morbido e lavorabile il composto. Una volta ottenuta una pasta liscia e senza grumi iniziate a staccare delle striscioline di pasta lunghe più o meno 30cm e chiudetele a cerchio per fare dei  grossi taralli.

Mettete i taralli sulla base del forno unta con olio e farina per non farli attaccare e spennellateli con gli albumi delle uova sbattuti a cui sono stati aggkiunti i semi di anice (se volete potete cospargerli con dei granelli di zucchero). Cuocete in forno per circa mezz’ora  regolandovi che sono cotti quando saranno dorati in superficie.

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febbraio 8, 2009   2 Comments

Pasta d’alta quota

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La pasta è uno dei prodotti più rappresentativi della nostra tavola. Nell’immaginario collettivo sopratutto pasta fa rima con Meridione dove troviamo produzioni sopratutto nella zona di Gragnano prodotti eccezionali. Talvolta però, la realtà supera la fantasia e allora, incastonato nelle Dolomiti trentine, a Predazzo precisamente, a mille metri di quota, si trova il pastificio Felicetti dove la pasta è di casa da ben quattro generazioni che si sono sbizzarrite tra i grani più diversi e i formati più vari, Dal 1908, i Felicetti e i loro collaboratori, una sorta di grande famiglia allargata, in un secolo di lavoro e ricerca, hanno seguito la ricetta del fondatore con un’attenzione verso il biologico e nella scelta delle selzioni di grano. E proprio l’intera linea di pasta “Selezioni Monogramo Valentino Felicetti“,  è dedicataalla riscoperta di grani antichi e quasi dimenticati nell’uso comune.  Si trattano infati di versioni monocereale come il Kamut (grano originario del Medioriente ), farro (realizzati in 6 formati), grano duro (in 4 formati) cui vengono combinate dalla notte dei tempi esclusivamente l’acqua di sorgente, l’aria pulita di montagna e la sapiente esperienza dei mastri pastai.

febbraio 5, 2009   No Comments

Champagne made in UK

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Si parla tanto dei cambiamenti climatici che potrebbero far spostare le zone vinicole sempre più a nord.  Uno di questi casi emblematici è  la Champagne che forse in futuro la troveremo in Oltremanica. Forse questo giorno non è così tanto lontano perchè arriva il primo vino di ispirazione e tradizione champenoise made in UK.

Nel 1988 due coniugi americani, ma trapiantati nel West Sussex a sud di Londra piantano Pinot Noir, Meunier e Chardonnay in circa 14 ettari. D’altronde il terreno è gessoso e il clima è abbastanza simile a quello della Champagne.  L’idea dopotutto non era tanto folle. Perchè non provare a far nascere uno spumante che avesse delle caratteristiche simili ai migliori Champagne.  Dopo tanta tenacia e caparbietà viene alla luce nel 1992 il primo vino spumante prodotto con il metodo classico.

L’azienda così comincia a divenire un ogetto interessante e nel 2006 l’appassionato di vino Eric Heerema acquista in toto la tenuta della Nytimber e le imprime una marcata ed ulteriore svolta qulitativa.  Due le Cuvée prodotte, tutte millesimate : Blanc de Blanc e Classic Cuvée. Quest’ultima con la vendemmia 2001 è nata dall’assemblaggio delle tre varietà : 43% Chardonnay e la rimanenza in parti uguali per i Pinot.

Il Classic Cuvèe si propone con naso piuttosto tipico, ancorché semplice, che evolve verso note di salamoia. Al palato questo vino è agrumato su un fondo di frutta matura, profondo e slanciato da un’acidità importante di impronta granulodsa che porta verso una mineralità peitrosa. Finale quasi sapido e di buona lunghezza.

Sicuramente interessante per la provenienza. Magari fateci un pensierino. Lo trovate in vendita online presso Brerry Broos & Rudd.

gennaio 31, 2009   No Comments

Il nuovo libro dei “Sovversivi del gusto”

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Venerdì 30 Gennaio presso la libreria “Le Nuvole” ci sarà il primo appuntamento dell’anno per la presentazione del nuovo libro dei “Sovversivi del gusto”, una splendida raccolta dei personaggi veri e schittoi dell’italia contadina che al di là delle mode e del mercato continuano per la loro intrpida strada nel mondo del buon mangiare e del bere.

Curato da Michele Marziani, ed accompagnato dalle splendide fotografie di Marco Salzotto, si ha l’occasione di scoprire personaggi che sembrano usciti da un libro delle fiabe come “La fucina dei sapori”, piccolo angolo incantao a Prevalle in provincia di Brescia dove è possibile trovare qualsiasi cosa legato ai veri sapori. Dal formaggio Fatulì della Valcamonica, ad un buon libro, un sigaro, uno Champagne oppure ad un vino introvabile di piccoli produttori che a conoscerne il nome ci si  commuove.

O del corsaro Bobo, ambasciatore del molise con il ristorante Ribò in Contrada Malecoste ai piedi di Guglionesi. Oppure  potrete scoprie il sogno della signora Elena Paroina dell’azienda La Basia che assime ai suoi figli fa uno tra i migliori Chiaretto che io abbia mai assaggiato sino ad ora o un altra grande figura femminile come  Cristina Galasso viticoltrice caparbia e testona dell’azienda Feudo D’ugni.

Io questa settimana lo acquisto direttamente online. Voi fate un pò come vi pare, ma perderete un vero pezzo dell’Italia ancora sana, buona, volenterosa e tanto tanto caparbia.

Prezzo di copertina 18,00 Euro per 224 pagine

Editore: NDA PRESS    **  ISBN-13: 9788889035252  ** ISBN:88890352520

gennaio 22, 2009   No Comments

Californian label from UK

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Forse ogni tanto dovremmo provare a vedere cosa fanno gli altri riguardo al packaging.  Ecco nel dettaglio le etichette di questo (a mio avviso) magnifico quartetto per ASDA (Wall-Mart UK).
Photogallery :

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gennaio 3, 2009   No Comments

I sapori magici di Herbert Hintner

Hintner Herbert

Gli aromi legati all’infanzia possono essere determinati anche nella vita adulta. Compresi i più semplici, come quello del riso e latte. Ad esempio, sono stati proprio i profumi che fuoriscivano dalle pentole della madre a legare in modo indelebile Herbert Hintner al suo territorio, l’Alto Adige, permettendogli di diventare uno chef moderno e al tempo stesso tradizionalista, con un profondo rispetto per i prodotti e la cucina della sua regione così ricca e particolare. Ora lo chef ha raccolto alcune delle sue famose ricette in un libro,
la mia cucina altoatesina, per avvicinare chi ancora non li ha scoperte ai sapori dell’Alto Adige, così come lui li interpreta quotidianamente, preservandoli e tramandandoli. Per ogni ricetta sua moglie Margot consiglia quale vino abbinare.
Folio editore. Prezzo di copertina 34,00 Euro.

gennaio 2, 2009   No Comments